mercoledì 15 luglio 2009

Enrico Berlinguer ed il piacere……dell’onestà!

di Michelangelo La Rocca

Sono da poco passati venticinque anni dalla morte di Enrico Berlinguer e la questione morale, che è stata sempre al centro della sua iniziativa politica, è più che mai attuale e vitale.
Quando negli ultimi mesi, mio malgrado, mi sono imbattuto nel gossip che ha assunto un’altissima valenza e caratura politica, la mia memoria è andata, quasi in modo naturale ed istintivo, verso quell’uomo riservato e schivo, timido ed impacciato, introverso e pudico e mi sono chiesto:cosa avrebbe risposto il grande segretario del PCI ad un’eventuale domanda sui fatti di questi ultimi mesi.
Per fortuna ad Enrico Berlinguer nessuno ha posto questa domanda, una domanda alla quale, molto probabilmente, non avrebbe saputo, né voluto rispondere.
Buon per lui, a noi, invece, ci tocca vivere questi tempi di degrado morale, di assoluta scomparsa di qualsiasi valore etico, di totale assenza di riferimenti civili e morali.
Ogni volta che pensiamo di avere toccato il fondo ecco che sullo sfondo compare qualcuno intento a scavare ancora più in profondità, verso un fondo più profondo e del quale non si intravede la fine.
Da anni, troppi anni ormai, seguo le vicende delle pubbliche istituzioni ed ho potuto constatare come sia difficile e complicata la vita di chi non vuole e non sa rinunciare al pirandelliano piacere ….dell’onesta!
Pensavo in questi giorni che vivere onestamente in Italia è come viaggiare contromano in autostrada da Aosta ad Agrigento e pretendere di rimanere illesi!
E riandando indietro con la memoria mi è sembrato di poter cogliere una notevole differenza tra l’epoca democristiana e quella attuale.
Durante la prima gli onesti e coloro che avevano a cuore il rispetto delle regole venivano magari emarginati ma veniva loro riconosciuto il diritto di esistere.
Nell’epoca attuale, invece, per coloro che pretendono il rispetto delle regole e per gli onesti non c’è posto, non c’è diritto di cittadinanza; c’è, anzi, la tendenza chiara e netta ad espellerli dal sistema.
Si è passati, insomma, dalla padella alla brace!
Io credo che l’onestà, il rispetto delle regole e della verità sono l’abc di ogni vivere democratico e di ogni convivenza civile e di ciò doveva essere ben conscio Enrico Berlinguer dato che aveva posto la questione morale al centro della sua strategia politica.
E non è un caso che quella politica sia stata energicamente avversata non solo dai suoi avversari politici.
Se l’avversione di quella politica era grave quando Berlinguer era ancora in vita, ancora più grave è, dopo la sua morte, l’oblio sotto il quale è stato sepolto il ricordo di quel leader e della sua politica anche da parte di quelle forze politiche che, per storia ed appartenenza, avrebbero avuto il dovere di dare continuità alla politica ed alle idee di quel grande leader!

sabato 11 luglio 2009

Un po di risacca e ultime novità.

Amici, il blog negli ultimi giorni ha avuto un momento di risacca. Sarà l'estate che come sempre stimola pensieri ben più allegri che scrivere su un foglio on line, o saranno gli impegni di lavoro che pretendono la giusta attenzione ad averci distolto dall'aggiornare Ad Est. Ma non siamo stati con le mani in mano. Il numero di luglio di Ad Est è stato spedito in tipografia e si annuncia molto interessante, così come è quasi già pronto il numero di settembre che tornerà alle canoniche 8 pagine.

Dopo di che presi i tanti complimenti e le relative critiche il gruppo dei fondatori dovrà decidere cosa fare. La sottoscrizione, a meno di nove giorni dalla conclusione, non ha raggiunto attualmente l'obiettivo.
Ma chi ci è stato a fianco non tema. Il 20 pubblicheremo tutti i contributi arrivati e le spese che abbiamo affrontato.
Fatto un rapido calcolo stabiliremo quanti numeri potranno essere pubblicati e poi basta.
Questa questua continua è diventata mortificante.
Faccio però notare che si trasformassero in reali tutte le promesse di contributi che ci sono arrivati vivremmo tranquillamente per i prossimi tre anni.
Ma siamo figli del popolo..e del popolo rispettiamo ogni decisione.
Altre news. Il 4 settembre (orientativamente) il libro "Le Eredità di Vittoria Giunti" verrà presentato a Santa Elisabetta e nella stessa settimana ad Agrigento dove sia l'Assessore Rosalda Passarello che Giovanna Grisafi, del Circolo John Beluschi, sono stati così cortesi da chiederci di onorare il ricordo di Vittoria, aspettando Palma di Montechiaro dove il Sindaco Rosario Gallo aveva dato una disponibilità.
Vi aspettiamo là..
Intanto anche quest'anno abbiamo partecipato ai Mondiali Antirazzisti in corso a Casalecchio di Reno come costola di Psicoradio, e alla faccia di Maroni e della Lega ci siamo divertiti tutti..tranne la mia schiena che in questo momento chiede vendetta.

Un saluto a tutti voi.

Sempre Ad Est... e buona estate..



domenica 5 luglio 2009

19 luglio..con un senso di vergogna


19 luglio.. l'ultimo editoriale di Gaetano Alessi è su http://www.articolo21.info/

http://www.articolo21.info/5554/editoriale/19-luglio.html

venerdì 3 luglio 2009

Quando si dice la "Trasparenza"...

di Gaetano Alessi


Da una notizia apparsa sul quotidiano online "Agrigentonotizie" abbiamo appreso che "l’agrigentina Laura Tartaglia, 39 anni, sposata e con una bambina bellissima (parola di mamma) di nome Ludovica, di appena 15 mesi, si è appena insediata come nuovo segretario comunale del comune di Raffadali. L’incarico attuale è quello di reggente, in attesa del conferimento della titolarità che dovrebbe arrivare fra circa una settimana. Abbiamo, poi, appreso che è stato pubblicato sul sito della SSPAL l'avviso relativo alla selezione per la nomina che fissa al 6/7/2009 il termine per presentare le domande correlate dai relativi curricula da parte di tutti i funzionari interessati a ricoprire l'incarico di segretario generale del Comune di Raffadali. Se mettiamo le due notizie una accanto all'altra si capisce subito che c'è qualcosa, anzi più di qualcosa, che non torna. E' vero che il sempre l'ottimo Salvo di Benedetto ha usato il condizionale (la titolarità dovrebbe arrivare) ma tutto lasciare credere che, indipendentemente dalle domande pervenute e dalle risultanze dell'esame dei curricula presentati, il nuovo Segretario Comunale di Raffadali sarà la bella Laura Tartaglia. Se ciò dovesse avvenire, e quasi sicuramente avverrà, si mancherà di rispetto a tutti quei segretari che presenteranno l'istanza coltivando la speranza ( illusoria evidentemente) di sedere sulla prestigiosa poltrona della segreteria generale del Comune di Raffadali. E' vero che la discussa e discutibile legge Bassanini del 1997 configura la nomina del segretario Comunale come nomina fiduciaria ma crediamo che almeno le apparenze debbano essere rispettate. Chiediamo che vengano esaminate tutte le domande senza alcun pregiudizio verso nessuno dei candidati, che immaginiamo numerosi, e che la scelta possa cadere sul funzionario che sappia fornire le maggiori garanzie sotto il profilo dell'esperienza amministrativa, della preparazione tecnico-giuridica e della migliore capacità nella gestione delle risorse umane. Chiediamo che il Sindaco dia conto, nel primo consiglio comunale utile, dell'esito della selezione, indicando il numero delle domande pervenute, i contenuti dei più significativi curricula presentati e le motivazioni che hanno portato alla scelta del più alto funzionario comunale. Crediamo che un simile gesto, anche se non obbligatorio per legge, possa giovare all'immagine del Comune ed a quella del Segretario prescelto. Come dichiarato ad Agrigento Notizie dalla stessa d.ssa Laura Tartaglia, il ruolo del segretario "sarà quello di coordinatore dei responsabili e di verifica di conformità di tutti gli atti e poi anche quello di consulente del sindaco, degli assessori, ma anche dei consiglieri" . E' chiaro che chi è proposto ad un simile, delicatissimo ruolo non possa che essere nominato nel rispetto della più assoluta trasparenza per evitare che si possa dire che "San Giovanni non era nato e Giovanni si chiamava"! Siamo certi che l'amministrazione comunale di Raffadali saprà dissipare tutti i dubbi e procederà nel rispetto della legalità e della trasparenza. Una precisazione è doverosa. Non abbiamo nulla contro la d.ssa Laura Tartaglia, che tra l'altro non conosciamo; la nostra richiesta riguarda il metodo, il comportamento che deve tenere una pubblica amministrazione perchè crediamo fermamente nella eguaglianza di tutti i cittadini; in caso contrario vorrebbe dire tornare indietro di tanti anni, persino a prima che scoppiasse la rivoluzione francese. A proposito: il 14 luglio è ormai imminente e l'amministrazione comunale di Raffadali ha la possibilità di festeggiarlo nel migliore dei modi. Non ci resta che aspettare fiduciosi.
P.s se magari qualche Consigliere comunale vuol fare un'interrogazione...

martedì 30 giugno 2009

Il sindacato dei privilegi.


Il Sindacato dei privilegi. L'Ultimo editoriale di Gaetano Alessi per articolo 21 per leggerlo http://www.articolo21.info/5525/editoriale/i-sindacati-dei-privilegi.html

venerdì 26 giugno 2009

Una risposta...a malincuore..

Leggo con discreta sorpresa le dichiarazioni del Vice Sindaco Librici a distanza di oltre dieci giorni da una manifestazione culturale che ha dato lustro nazionale al paese di Raffadali.
Non voglio replicare alla personali interpretazioni dell'uomo politico sul mio stadio culturale, sinceramente conoscendo il personaggio trovo la cosa superflua e non ho mai sparato, per natura, sulla "Croce rossa".
Faccio notare che la Giunta è stata regolarmente inviata tramite lettera spedita da quel di Bologna, dove vivo, il 27 maggio del 2009 e che l'assessore Franco Tuttolomondo ha ricevuto l'invito dalle mie stesse mani proprio d'innanzi il palazzo di Città.
Faccio altresì notare che un persona che ricopre un pubblico incarico non ha bisogno d'inviti ufficiali per presenziare ad una iniziativa che ritiene meritoria.
Da tre anni Di Benedetto e Giunti sono andati via e l'amministrazione non si è mai “strappata le vesti” per ricordarli in nessun modo, sono felice che l'assessore Librici abbia potuto rompere il suo letargo sinaptico ed esprimersi grazie alla nostra iniziativa.
Vorrei puntualizzare, con oltre un centinaio di testimoni, che nessuno durante la presentazione ha citato l'amministrazione comunale, fa specie che l'Assessore Librici, mal consigliato, voglia, a scoppio ritardato, prendersi non so che rivalsa.
Soprattutto non è il caso per personaggi come quelli che comprendono la Giunta comunale di Raffadali, che da anni ballonzano da un partito a l'altro, da sinistra a destra, pur di mantenere il potere, dare lezioni di stile.
Qui mi fermo con la speranza che il volume “L'Eredità di Vittoria Giunti” che verrà donato alla Biblioteca comunale di Raffadali, una volta riaperta (se verrà riaperta), verrà valorizzato con la stessa enfasi con la quale il Librici ha scritto questa nota del tutto fuori luogo.
Aggiungo con assoluta sincerità, che se l'amministrazione comunale, per problemi politici, voglia regolare non so che questione con il sottoscritto lo faccia senza mettere in mezzo una figura di straordinaria valenza come Vittoria Giunti.
Questo atto oltre ad essere triste è sinceramente vergognoso e i cittadini sapranno da che parte sta la ragione.





Gaetano Alessi

mercoledì 24 giugno 2009

Una rivoluzionaria tranquilla.

di Vincenzo Lombardo

Ho letto con amore e passione l’intervista a Vittoria e l’intervento di Gaetano Alessi presenti nel breve ma intenso libro sulla passionaria laica venuta a vivere a Raffadali. Per amore. Una rappresentazione viva, vera, viscerale di questa figura mite e gentile nei modi, forte e determinata nel perseguire i suoi obiettivi, primi fra tutti la pace, la libertà- come dice lei stessa- ma anche la giustizia sociale e la democrazia. Una certa tendenza modernista punta ad obnubilare il ruolo politico e la partigianeria dei personaggi del passato per fornirne una rappresentazione edulcorata dove si insiste sugli aspetti del vissuto personale riferito alla vita di relazione sociale e, al massimo, all’impegno civile. Una simile operazione nei confronti di Vittoria Giunti suonerebbe come una profanazione della verità storica ed un tentativo di evirare la sua carica rivoluzionaria. Gaetano non cede a questa tentazione. E gliene va dato merito. Egli presenta Vittoria per quello che era: una partigiana e una comunista.Non ho avuto modo di conoscere Vittoria Giunti negli anni cinquanta, un po’ perché piccolo un po’ perché confinato fuori da Raffadali per questione di emigrazione interna (mio padre, bracciante agricolo, si era spostato a Cianciana alla ricerca di terre da coltivare) un po’ per motivi di studio (come tanti altri figli di poveri ero finito in un collegio di Frati Minori dove ho completato la scuola media e iniziato il ginnasio e da doverci si allontanava per un periodo massimo di 15 giorni durante l’estate). Il primo incontro con Vittoria Giunti è avvenuto quando mi sono iscritto al circolo della FGCI nel 1959. Lei veniva una volta la settimana nella nostra sede e ci teneva il corso politico. Noi, ragazzi poveri ma avidi di sapere, ascoltavamo incantati quella donna “straniera” che in modo suadente ci intratteneva su Marx, l’URSS, Gramsci, la rivoluzione francese e quella russa. Era un’ottima insegnante. Riusciva a catturare la nostra attenzione ed a fare passare i messaggi senza sforzo apparente. Era sempre garbata, e ci coinvolgeva nelle “lezioni” sollecitando i nostri interventi. Appariva ai nostri occhi di ignoranti provinciali, cresciuti e formati nelle strade e nei “cumuna”, una figura aristocratica, quasi avvolta da un’ aureola di sacralità, verso la quale nutrivamo un profondo rispetto, Allo stesso tempo la percepivamo come una di noi, una donna del popolo, perché si calava con naturalezza nei nostri problemi e li affrontava con cognizione ed amore.Me la ricordo intrattenersi tra le donne del popolo in Via Canale, entrare in quelle case anguste odoranti di sterco di muli e deiezioni di maiale e galline, dove non disdegnava bere un po’ d’acqua dalla brocca di argilla cotta. Decisamente non faceva pesare il suo status sociale e la sua cultura superiore. E quando parlava con noi e con loro non si stancava mai di narrarci che i comunisti avevano sopportato il peso maggiore nella guerra di resistenza, che ci avevano dato la libertà, conquistata col sangue dei partigiani e di tanti figli del popolo, uomini e donne, che avevano supportato le azioni militari e di guerriglia degli uomini armati. E ci narrava del crollo del feudalesimo medievale grazie alle lotte dei contadini per la conquista delle terre, anche queste dirette dai comunisti. E ci faceva sognare e sperare, chè anche noi, poveri e sporchi, avremmo con lo studio e la lotta cambiato in meglio la nostra condizione sociale. Era decisamente una comunista convinta e militante, una partigiana in tempo di pace, perché parteggiava per i ceti sociali subalterni. Era una specie di missionaria laica e comunista. Una che voleva tenacemente cambiare lo stato di cose presenti, senza retorica, senza roboanti presenze sulla scena politica. Una che voleva essere più che apparire: una rivoluzionaria tranquilla.

martedì 23 giugno 2009

Comunisti: “Essere o non essere?....questo è il dilemma”


Quando oggi essere comunisti è un problema.

di Rossella Savarino*

Un grande uomo disse nel lontano '62: “ Se ci dicessero che siamo quasi dei romantici,che siamo degli idealisti inveterati, che pensiamo cose impossibili e che non si può ottenere dalla massa di un popolo ciò che è quasi un archetipo umano, noi dovremmo rispondere mille volte sì, che si può, che siamo nel vero, che tutto il popolo può avanzare e liquidare le piccolezze umane...”; queste sono le parole di un rivoluzionario,un rivoluzionario comunista,un vero comunista. Ernesto Guevara de la Sierna, egli si che era un comunista, un vero comunista, aveva una fiducia illimitata nei valori morali. Aveva una fiducia illimitata nella conoscenza degli esseri umani. E bisogna dire che vedeva con assoluta chiarezza la spinta morale come la leva fondamentale per l'edificazione del comunismo della società.
Pensò,sviluppò e scrisse molte cose: in un giorno come quello di oggi bisogna affermare che gli scritti del Che, il suo pensiero politico e rivoluzionario dovrebbe essere preso da spunto. Le sue idee -come uomo d'azione, come pensatore,come persona dall'ineccepibile valore morale, dall'ineguagliabile sensibilità, dalla condotta irreprensibile-hanno e continueranno ad avere valore universale..
Gli imperialisti ostentano un trionfale colpo di fortuna che ha permesso l'eliminazione di questo formidabile uomo d'azione. Ma forse gli imperialisti non sanno o fanno finta di non sapere che quella dell'uomo d'azione era solo una delle tante sfaccettature della personalità di questo combattente,di questo uomo che avrebbe potuto dare alla società di oggi uno stimolo in più per affrontare la vita senza alcuna distinzione di sesso,razza,religione o estrazione sociale.
Oggi il Che non sta più a simboleggiare concrete lotte di liberazione e la sua immagine, riprodotta, commercializzata e utilizzata in cento modi diversi, fa guadagnare profitti proprio a quegli stessi capitalisti che egli stesso avrebbe voluto cancellare dalla faccia della terra. Ma il suo spirito e gli ideali sono indistruttibili. Possono essere soffocati, ridotti ai minimi termini, compressi oltre ogni limite;possono essere momentaneamente accantonati e relegati in qualche angolo remoto dall'edonismo economico imperante, ma al solo scopo di renderne, un giorno,più infuocato il ritorno.
Essere comunisti oggi vuoi dire battersi non soltanto per richiamarsi a una gloriosa storia politica, ma far affermare i contenuti della sinistra in una lotta capace di contrastare e fermare le tremende contraddizioni delle forze capitalistiche dominanti.
Non mancherà molto al momento in cui apparirà chiaro quello che per noi comunisti è chiaro da sempre: che il capitalismo non è in grado, non sa e non può risolvere le contraddizioni che determinano queste lacerazioni nella società, il problema della pace e della guerra, delle condizioni di vita, dell’esistenza, del salario, delle pensioni, della sanità, della scuola. Non può risolvere queste contraddizioni, il capitalismo, perché sono le sue contraddizioni. E sempre più emerge la necessità di una diversa direzione. economica fondata su scelte che non siano affidate semplicemente e soltanto al libero mercato ma che possono avere un intervento, una valutazione, una programmazione pubblica.
Ed è cosa ardua essere comunista. È sempre stato arduo, oggi più ancora di ieri.
Oggi è più arduo non soltanto per le difficoltà che derivano dalla nuova condizione politica, da quanto è tragicamente accaduto e per le macerie che ne sono derivate e in cui ci ritroviamo. Più di ieri si va controcorrente. Hanno finito per prevalere e per diffondersi, con il dominio economico e militare del capitalismo, le sue tossine culturali e morali, la concezione stessa della vita, i costumi, le ambizioni, gli egoismi che sono propri dei padroni del mondo.
Trionfano il materialismo gretto e rozzo, l’avere più che l’essere, il carrierismo e il personalismo. Hanno il sopravvento l’arroganza, che è compagna della presunzione, figlie ambedue dell’ignoranza, e la volgarità che rasenta il plebeismo, la violenza verbale e materiale.
Si è infranta la diga ideale che riusciva a farvi fronte, e la stessa famiglia mondiale della sinistra è contagiata dal medesimo morbo che dovrebbe combattere.
É arduo essere comunisti oggi, molto arduo, ma vale la pena esserlo, continuare a esserlo sino alla fine della propria esistenza, operando finché si può per quei principi nobilissimi che hanno animato le società in ogni epoca e in ogni luogo, facendole avanzare oltre ogni ostacolo: i principi - non è superfluo ripeterlo - di libertà e di pace, quelli dell’eguaglianza e della fratellanza umana, quelli della solidarietà, della giustizia, della liberazione.
A chi come me si definisce comunista sarà capitato più volte di essersi sentito rivolgere dall’interlocutore di turno (di solito uno che non è mai stato comunista, uno che comunista non lo è più oppure qualcuno che non vuole più esserlo e vuole convincerti della bontà del suo vecchio nuovismo) la fatidica domanda: “che cosa significa essere comunisti oggi?”.
Io sono solita dire che la risposta al quesito è molto semplice e che essere comunisti, oggi come ieri, significa battersi per il superamento dell’ingiusta società capitalistica e per la sua sostituzione con una società di eguali in cui vi sia finalmente il reale trionfo della tanto sbandierata meritocrazia, poiché, essendo le condizioni di partenza e le opportunità uguali per tutti, ognuno sarà libero di produrre secondo le sue capacità e ricevere secondo i suoi bisogni. Questo è il comunismo.
Ah dimenticavo per chi oggi si chiede chi siano i “comunisti”: I comunisti sono quelli che non sopportano che gli operai muoiano sul lavoro, le donne siano trattate come oggetti, i migranti siano ributtati in mare... e l' elenco può continuare. Sono comunisti coloro i quali pensano che, per uscire da questi problemi, bisogna mettersi insieme, che é la politica. Quelli che pensano di uscirne da soli, sono gli egoisti. E' per questo che ci chiamano "compagni", che vuol dire, quelli che dividono insieme il pane.
Beh, compagni, sarebbe ora di rialzarci e con passione e forza riprenderci ciò che ci spetta, riprenderci la libertà, la libertà di pensiero,di stampa e di parola, la libertà di camminare a testa alta ogni qual volta lo si voglia, la libertà di non essere succubi del politico di turno, la libertà di dire che siamo COMPAGNI, ma compagni veri, tutte libertà che ci sono state tolte prepotentemente. Non basta dire di essere comunisti, bisogna anche dimostrarlo ogni giorno, ogni momento della propria vita, anche con semplici gesti. Io ho deciso di esserlo e non me ne vergogno. E tu?
E come disse lo stesso Che: “il miglior modo di dire è fare”....allora cosa aspettiamo?!?!
Di seguito elenco i motivi per i quali ho scelto di essere “comunista”.
* Io sono comunista
* Perché non vedo una economia migliore nel mondo che il comunismo.
* Io sono comunista
* Perché soffro nel vedere le persone soffrire.
* Io sono comunista
* Perché credo fermamente nell’utopia d’una società giusta.
* Io sono comunista
* Perché ognuno deve avere ciò di cui ha bisogno e dare ciò che può.
* Io sono comunista
* Perché credo fermamente che la felicità dell’uomo sia nella solidarietà.
* Io sono comunista
* Perché credo che tutte le persone abbiano diritto a una casa, alla salute, all’istruzione, ad un lavoro dignitoso, alla pensione.
* Io sono comunista
* Perché nessuno ha ancora trovato un’idea migliore.
* Io sono comunista
* Perché credo negli esseri umani.
* Io sono comunista
* Perché spero che un giorno tutta l’umanità sia comunista.
* Io sono comunista
* Perché molte delle persone migliori del mondo erano e sono comuniste.
* Io sono comunista
* Perché detesto l’ipocrisia e amo la verità.
* Io sono comunista
* Perché non c’è nessuna distinzione tra me e gli altri.
* Io sono comunista
* Perché sono contro il libero mercato.
* Io sono comunista
* Perché desidero lottare tutta la vita per il bene dell’umanità.
* Io sono comunista
* Perché il popolo unito non sarà mai vinto.
* Io sono comunista
* Perché si può sbagliare, ma non fino al punto di essere capitalista.
* Io sono comunista
* Perché amo la vita e lotto al suo fianco.
* Io sono comunista
* Perché troppe poche persone sono comuniste.
* Io sono comunista
* Perché c’è chi dice di essere comunista e non lo è.
* Io sono comunista
* Perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo esiste perché non c’è il comunismo.
* Io sono comunista
* Perché la mia mente e il mio cuore sono comunisti.
* Io sono comunista
* Perché mi critico tutti i giorni.
* Io sono comunista
* Perché la cooperazione tra i popoli è l’unica via di pace tra gli uomini.
* Io sono comunista
* Perché la responsabilità di tanta miseria nell’umanità è di tutti coloro che non sono comunisti.
* Io sono comunista
* Perché non voglio potere personale, voglio il potere del popolo.
* Io sono comunista
* Perché nessuno è mai riuscito a convincermi di non esserlo.
Beh se anche tu ti rivedi in questi punti allora perchè non lottare per lo stesso ideale, più siamo meglio sarà.

* Componente Consulta giovanile Raffadali

lunedì 22 giugno 2009

Par TòT parata..quando la luce scaccia via il buio.

di Gaetano Alessi x articolo21

Che Bologna fosse una città multietnica è cosa risaputa, ma che ci fosse un giorno particolare in cui questo crogiolo di colori e suoni acquista vigore e prende per mano l’intera collettività non è avvenimento noto a tutti. Otto ore che cambiano il volto la città medaglia d’oro per la Resistenza, accendendo gli occhi di chi, sboccando dallo stretto cunicolo che da via D’Azeglio si apre in Piazza Maggiore, si trova immerso in quello che a prima vista sembra un carnevale fuori stagione.
Maschere, disegni, ritmo incessante d’ogni cosa che possa produrre un suono.
E’ il giorno! E’ la Par Tòt Parata.
Progetto artistico-culturale ispiratosi alla Zinneke Parade di Bruxelles, è ormai divenuto uno degli momenti culturali più importanti della città, un giorno di festa entrato nella memoria collettiva.
Evento capace di portare migliaia di ragazzi in strada e ridisegnare simbolicamente la città, valorizzando gli spazi pubblici e le potenzialità dei collettivi attraverso la cultura, la creatività e la fantasia dei cittadini.
Organizzata dall’associazione “Oltre”, che tiene a precisare che l’iniziativa vive “di partecipazione, volontariato e cittadinanza attiva”, la Par Tòt si sviluppa nei mesi attraverso un’idea d’integrazione che viene da lontano e che si spinge oltre coinvolgendo un universo d’associazioni e “Laboratori”.
Sembra, attraversando un serpentone infinito di gente, che tutto sia lasciato all’improvvisazione, ad una sorta di caos calmo che sopravvive per un’alchimia di magica inerzia, ma non è così.
I gruppi s’integrano tra loro in maniera simbiotica e la partecipazione dei cittadini è viva, reale e spesso molto più divertita e rumorosa degli stessi attori dell’evento.
Lingue e dialetti si mischiano lasciando percepire una partecipazione senza bandiere: Lyon, Bordeaux, Venezia, Napoli, Como, La Spezia, Vicenza, le città di alcuni dei gruppi presenti.
In un epoca in cui anche le forze di Governo tendono ad alzare steccati, la Par Tòt li abbatte con la forza di un sorriso e l’incoscienza delle idee.
Con il risultato che la “Parata” ha il merito di restituire alla collettività alcune zone della città definite in stato di degrado come la “Montagnola” (a due passi dalla stazione centrale). Dimostrando che non servono nugoli di forze dell’ordine o stupide ordinanze per combattere la criminalità, ma basta la voglia di riprendersi gli spazi pubblici grazie alla cultura e la voglia di stare assieme.
“Da sempre dove arriva la luce il buio è costretto ad andare via” dicono alcuni ragazzi tuffandosi coraggiosamente in una fontana dominata dalla statua di un leone.
Mentre una “fata”, con sullo sfondo una scenografia di mangiafuoco, gioca con delle tartarughe giganti all’interno di un laghetto.
La Capoeria brasiliana si gemella con i balli tribali africani.
Il degrado sparisce lasciando spazio ad una socialità frutto della reciproco rispetto tra culture.
Una lezione quella della Par TòT che dovrebbe essere accolta e diffusa in tutto il paese.
“Il tempo ci darà ragione, gli uomini sono migliori di come sembrano”, dicono gli organizzatori bolognesi.
Perché non credergli.

Un piccolo miracolo

di Alessandro Di Benedetto

«Le eredità di Vittoria Giunti» è un piccolo miracolo.
Non mi fa velo l’affetto e l’amicizia verso Gaetano Alessi, il caparbio autore di questo libro che in poche pagine riesce a dar conto di una vita, delle speranze di una generazione, del clima di una Sicilia povera e contadina.
Poco potrei dire della protagonista del libro che non si possa evincere dalla lettura attenta delle parole che la stessa signora Vittoria ha affidato a Gaetano in una sorta di lascito spirituale commosso e commovente. La passione culturale, politica e umana, l’amore che spinse la giovane partigiana a scegliere la Sicilia come terra d’elezione, le battaglie politiche per redimere una terra che sempre si presenta come irredimibile, l’assistere al tramonto di ideali con animo mai lugubre ma sempre animato dalla certezza di non aver riposto le proprie speranze nell’ideale sbagliato. Tutto questo fu Vittoria Giunti e, dalle pagine del libro, questo ritratto appare con icastica e affettuosa precisione.
Voglio richiamare, piuttosto, l’attenzione su un triplice effetto che la lettura del libro ha suscitato in un lettore certo non indifferente come me.
Nel leggere le parole della signora Vittoria riportate da Gaetano Alessi ho subito un effetto di fascinazione, un effetto di rimpianto e un effetto di angoscia.
Fascinazione, certo, per la figura imponente della signora Vittoria, per il suo coraggio, per la limpidezza delle sue scelte umane e politiche. Fascinazione, anche, per una generazione, quella della Resistenza, che ha saputo unire tensione ideale e azione politica, spinta etica e lotta quotidiana. Fascinazione per un universo ideale che solo gli ignoranti e i beceri nani della politica odierna possono confondere con la sua deturpata traduzione storica in un determinato contesto culturale e geopolitico.
Rimpianto, poi, per un mondo che è scomparso sotto i nostri occhi senza che potessimo far nulla per trattenerlo. Rimpianto per una cultura, quella contadina, che è scomparsa e di cui oggi molti si vergognano, senza che sia sorta un’altra cultura a sostituirla. La Raffadali, povera ma ricca di valori e “cultura”, che trovò Vittoria Giunti al suo arrivo in Sicilia, è stata sostituita da una Raffadali apparentemente ricca (almeno a giudicare dalle lussuose automobili e dalla pacchiana ostentazione di villini) ma culturalmente talmente povera da risultare deprimente.
Angoscia, infine, per la consapevolezza di vivere in un’età, in una Italia, nella quale non ci sono più, o stanno sparendo, donne come Vittoria Giunti (ma potrei citare Nilde Iotti, Tina Anselmi, Margherita Hack…) e, invece salgono agli onori delle cronache donne delle quali è vergognoso anche citare il nome. Per non parlare degli uomini.
Un piccolo miracolo, dicevo, il libro di Gaetano, perché alla fine della lettura è capace di regalare una speranza, un respiro ampio, un sorriso. Quello stesso sorriso che la signora Vittoria ha sempre donato, fino alla fine.