domenica 27 dicembre 2009

...e si riparla dei servizi sociali..

Ad Est ed officina democratica riportano a galla il tema dei Servizi sociali a Raffadali
e dopo la grande vittoria dell'approvazione della petizione popolare per il sostegno alle fasce sociali più deboli un altra risposta viene dalla consulta giovanile.


GIOVANI E LA SOCIETA’” “INTEGRAZIONE SOCIALE E SCOLASTICA DEL DIVERSAMENTE ABILE TRAGUARDI E OBIETTIVI”
Ad Est contribuisce alle tematiche dell'iniziativa ricordando che meno di un mese fa è stato approvato (all'unanimità) questo ordine del giorno da consiglio comunale.

A) potenziare e rendere più capillare i servizi a sostegno delle fasce di popolazioni più deboli;
B) Aumentare del 10% i fondi nel bilancio del 2010 sul tema;
C) effettuare una programmazione mirata al totale abbattimento delle barriere architettoniche nelle strutture pubbliche, nelle scuole, negli uffici comunali per garantire un facile accesso a tutta la cittadinanza;
D) Rendere la via nazionale e il Piano Progresso, cuore del paese, fruibile a tutta la cittadinanza, realizzando il maggior numero possibile di scivoli in concomitanza con le strisce pedonali.
E) Accertare che gli attuali servizi in essere vengano gestiti in maniera idonea e conforme alle convenzioni sottoscritte dal comune con le cooperative;
F) Istituire una navetta che garantisca ai diversamente abili, agli anziani, la fruizione del mercato settimanale e di ogni luogo di culto.
G) Aumentare gli ausili didattici, il servizio di assistente igienico e alla comunicazione per garantire il sostegno ai bambini nelle scuole di ogni ordine e grado del territorio di Raffadali.

questo il contributo alla discussione che Ad Est - Officina democratica - 339 cittadini ed il consiglio comunale danno alla discussione..

BUON LAVORO

sabato 19 dicembre 2009

Ad Est Dicembre..in distribuzione il nuovo numero del nostro giornale














































Ad Est 40 è in edicola a Raffadali per averlo (come sempre gratuitamente)

Bacco Wine Bar

Edicola via Rosario

Tabacchi Tarallo via Rosario

Le Cuspidi

da domani distribuzione nei quartieri....

Da Lunedì on line su Facebook

8 pagine di libertà.
(PER UNA MIGLIORE VISUALIZZAZIONE CLICCARE SULLA PAGINE)

mercoledì 16 dicembre 2009

Un No vero alla violenza.

di Pasquale Amato*


Ho provato amarezza nel vedere la signora Berlusconi sbattuta a seno nudo in prima pagina sui giornali della famiglia Berlusconi a mala pena la signora ha richiesto rispetto dal marito per le sue scorrerie di “latin-lover” su commissione. Ho provato rabbia quando ho visto distruggere artificiosamente un direttore dell’Avvenire come Boffo con menzogne pubblicate in prima pagina sui giornali della famiglia Berlusconi. Ho provato ribellione quando un giudice veniva messo alla berlina dalle televisioni della famiglia Berlusconi, sol perché un tribunale s’era espresso con un giudizio favorevole al Presidente del Consiglio. Ho provato vergogna quando l’apparato che ruota intorno alla famiglia Berlusconi ha disprezzato la testimonianza del mafioso Spatuzza perché risultata a scapito del Presidente del Consiglio ed invece il mafioso non collaboratore/pentito Graviano era credibile perché non ha testimoniato a sfavore di Berlusconi. Resto sconcertato quando si colpisce il Presidente del Consiglio con un corpo contundente! No, la violenza non è strumento per persone civili in un paese democratico! No, la violenza non si giustifica! No, perché voler migliorare il sistema non si può e non lo si cambia prestando il fianco alla legittimazione di chi cinicamente vuole sfruttare l’emotività per reprimere il dissenso, sbattendoti permanentemente una maschera di sangue in faccia, autorizzati a colpire i più giovani, i più arrabbiati, i più indifesi.Quest’errore in parte alimentato dalla strategia della tensione già l’abbiamo vissuto e l’abbiamo vissuto nelle piazze in prima persona, rilevando poi che i caduti sono risultati essere i giovani dell’una e dell’altra parte, uomini che svolgevano il loro dovere dall’una e dell’altra parte.No! A qualsiasi aggressione e sì, per sempre alla libertà di manifestare il proprio punto di vista a sostegno delle proprie idee e nell’interesse superiore della democrazia, ma con i mezzi che offre la democrazia!


*Già consigliere provinciale Ds Agrigento

martedì 15 dicembre 2009

MINARETI E CROCEFISSI, UNA PERICOLOSA MISTIFICAZIONE

MINARETI E CROCEFISSI, UNA PERICOLOSA MISTIFICAZIONE

di Agostino Spataro


Due minoranze prevaricano due stragrandi maggioranze- Sicurezza: chi specula e chi la difende- L’illustre precedente della moschea di Roma- Dal dialogo nasce la prosperità condivisa, dalla guerra solo morte e nuove povertà- Quando l’Italia aveva una politica estera- Il Nobel per la pace che prosegue la guerra- L’import italiano d’idrocarburi: una dipendenza eccessiva da Russia e Libia - Conflitto fra religioni: un’indegna mistificazione- Cristo non ha bisogno di nuovi crociati- Se un non-credente s’impegna per far costruire un luogo di culto.



Due minoranze di fanatici prevaricano due stragrandi maggioranze
Ci risiamo. Di nuovo minareti e crocefissi branditi come spade in questa guerra di simboli che può degenerare in guerra vera. E’ accaduto in passato, anche in Europa, accade, oggi, in tante parti del mondo.
Ancora una volta, Occidente, sempre meno cristiano, e Oriente, sempre più islamico, si guardano in cagnesco a causa di due rumorose minoranze, fanatiche quanto ipocrite, che usano i simboli religiosi per imporre un nuovo “scontro di civiltà” a due sterminate maggioranze già ingravidate dei semi malefici dell’odio e dell’intolleranza.
E, alla fine, il mostro nascerà e porterà distruzione e morte fra i nostri popoli impauriti e confusi.
Ma, davvero, non c’è nulla da fare per fermare il fanatismo?
Più il tempo passa più il pericolo si accresce, anche perché dietro questo agitar di simboli spirituali si celano interessi molto materiali, economici e politici.
Tuttavia, le due maggioranze, recuperate alla ragione, sono ancora in grado di sconfiggere i fomentatori di odio e ricacciarli negli anfratti da cui provengono.
Occorrono una generale presa di coscienza e una volontà determinata per ripristinare, in uno spirito di pace e di cooperazione, un dialogo fra popoli e Stati che era stato avviato con successo, non molto tempo fa.

Sicurezza: chi specula e chi la difende
Dopo questo necessario preambolo, andiamo all’attualità, alle ultime polemiche provocate dai leghisti che vorrebbero usare la vittoria del referendum svizzero anti-minareti per scatenare in Italia la caccia all’islamico, dopo quella all’immigrato e a tutti i circolanti “diversi” rispetto al prototipo umano che pretendono di rappresentare.
Nessuno disconosce che la presenza islamica può comportare qualche problema alle comunità d’accoglienza. Si tratta, in gran parte, di problemi risolvibili con la conoscenza e la tolleranza reciproche. Secondo le leggi dell’ospitalità.
Nei casi più ostici, quali possono essere i comportamenti delittuosi, è ovvio che il “buonismo” non basta e sono necessarie misure adeguate di prevenzione e di repressione. Secondo la legge penale.
Soprattutto, quando si tratta di casi accertati di terrorismo, comunque colorato e/o mimetizzato, bisogna reagire con fermezza e unità.
Come avviene, del resto, con tutti i delinquenti italiani o di altre nazionalità.
Insomma, i capi leghisti devono convincersi che la sicurezza, la serenità dei cittadini è una preoccupazione di tutte le forze democratiche italiane e non loro esclusivo appannaggio.
Perciò, la divisione non corre fra chi le difende e chi no, ma tra chi agisce in buona fede e chi sopra ci specula, per un pugno di voti.

L’illustre precedente della grande moschea di Roma
Il divieto d’erigere minareti in Svizzera che si vorrebbe importare in Italia, mi ha riportato alla mente un precedente illustre: la costruzione, negli anni ’80 e 90, della moschea di Roma ovvero la più grande d’Europa sorta nella Città eterna, a poca distanza dal Vaticano cuore pulsante della cristianità.
Qualcosa di più vistoso, impegnativo dei tanti magazzini adattati a luoghi di culto. Eppure, non si registrarono posizioni d’intolleranza, di rigetto sia negli ambienti religiosi sia tra le forze politiche e culturali. Certo, ci furono discussioni e polemiche insorte, soprattutto, intorno al problema- anche allora- del minareto. Nel senso che il progetto dell’architetto Paolo Portoghesi prevedeva la costruzione di un minareto più alto della cupola di S. Pietro.
Alla fine prevalse il buon senso e il progetto fu modificato nel senso richiesto e il cupolone continuò a primeggiare sopra i cieli di Roma.
Da notare, che il terreno (30.000 mq ai piedi di Monte Parioli) fu donato dal Comune di Roma al Centro islamico d’Italia ossia l’ente morale incaricato di curare i lavori di costruzione.
Ci vollero tempo ed enormi finanziamenti (sauditi) e un incessante lavorio politico e diplomatico, sovente dietro le quinte, prima di giungere all’inaugurazione, nel 1995.
Oggi, la moschea di Roma convive in pace col quartiere e con la città come luogo di culto per i tanti mussulmani presenti nella capitale e come simbolo di dialogo e di reciproca comprensione fra religioni ed anche fra popoli e Stati.


Dal dialogo nasce la prosperità condivisa, dalla guerra solo morte e povertà
Un fatto, oggi, impensabile in Italia. Altri tempi, si dirà. In realtà, sono trascorsi soltanto una ventina d’anni durante i quali sono cambiati (in peggio) l’approccio, la concezione e la sostanza delle relazioni internazionali dell’Italia, dell’Europa e anche del mondo arabo,
Si è passati, infatti, dal dialogo alla sfiducia, alla provocazione, al conflitto.
Altri tempi. Certo. Allora, era possibile realizzare moschee al centro di Roma, di Parigi, di Oslo, di Berlino, senza scandalo anzi nella più generale concordia.
Erano quelli i tempi di un’Italia solidale e popolare che aveva una politica estera, ampiamente condivisa in Parlamento, aperta al dialogo e alla cooperazione economica, in primo luogo con i Paesi dello scacchiere arabo e mediterraneo.
Una politica di pace che generava nuove occasioni d’incontro, nuovi mercati e commesse importanti per le imprese italiane.
Le buone relazioni politiche e culturali italo - arabe erano la chiave di volta per accrescere il volume degli scambi economici e commerciali.
Insomma, lo sforzo per una convivenza pacifica assicurava all’Italia un ruolo primario nell’area arabo-mediterranea, anche in campo economico.
Oggi, invece, la nostra politica estera verso questo scacchiere si è, di fatto, militarizzata e i risultati sono doppiamente in perdita. Alle ingenti spese per finanziare missioni militari in zone di guerra bisogna, infatti, aggiungere la crescita del deficit commerciale. Oltre, naturalmente, i nuovi rischi, in termini di sicurezza, cui si espone il Paese.

Quando l’Italia aveva una politica estera
Basterebbe fare qualche conto e alcuni confronti fra le bilance commerciali di allora e di oggi per capire le cause dell’attuale svantaggio italiano e scoprire la differenza che corre fra il dialogo e la chiusura razzistica. O se si preferisce fra la cooperazione pacifica e lo scontro di civiltà.
La tanto biasimata “prima Repubblica” era riuscita, in quegli anni, a produrre una politica estera equilibrata, lungimirante e unitaria di cui va dato merito ai tre grandi partiti popolari (Dc, Pci e Psi) e ai loro più prestigiosi dirigenti: Aldo Moro, Giulio Andreotti, Enrico Berlinguer, Giancarlo Pajetta, Bettino Craxi, Riccardo Lombardi, ecc.
Seguendo la linea della giustizia e del diritto internazionale dei popoli, abbiamo contribuito a rafforzare la pace nello scacchiere, tutelato il nostro Paese da rischi micidiali e, al contempo, creato importanti occasioni di scambio, reciprocamente vantaggiosi. In questo nuovo contesto, si era delineata, perfino, una prospettiva seria per il nostro Mezzogiorno oggi ricacciato ai margini dello sviluppo, assillato dalla criminalità e ridotto a mero deposito di risorse energetiche al servizio del centro-nord ipersviluppato.
Insomma, ieri l’Italia, col concorso di tutte le forze di progresso, dei lavoratori e degli imprenditori, riuscì a raggiungere primati davvero eccezionali, fino al punto di figurare fra le prime otto potenze industriali del pianeta.
Oggi, il populismo e il “patriottismo” di bottega, per altro molto costoso, stanno vanificando gran parte di quei risultati e avviato il Paese su una china molto preoccupante sia sul terreno politico e democratico sia su quello della coesione sociale e della prospettiva economica.

Il Nobel per la pace che prosegue la guerra
I fatti parlano da soli e chiaramente. Mentre in Italia si chiudono scuole, ospedali, centri di ricerca si continua a finanziare costose missioni militari all’estero, soprattutto in Medio oriente.
E segnatamente in Afghanistan dove, storicamente, nessun esercito d’occupazione ha mai vinto una guerra. Ci addolora la decisione del presidente Usa, Barak Obama, la cui elezione avevamo salutato con speranza e simpatia, d’inviare altri 34.000 soldati, più altre 6-7 mila dei paesi alleati, fra cui mille nuovi effettivi italiani che Berlusconi si è affrettato a promettere d’inviare.
Da notare che col nuovo incremento il contingente italiano in Afghanistan salirà dal sesto al quarto posto per consistenza numerica.
Dopo otto anni di combattimenti inconcludenti, Obama giustifica l’invio “per finire il lavoro” e presto rientrare. Ma quando? In realtà, l’invio è certo, mentre il rientro è solo una promessa aleatoria che nessuno può dire se, e quando, si potrà realizzare. Intanto la guerra avrà altre nuove micidiali impennate.
In questa vicenda anche il linguaggio meraviglia anche se usato da Obama per esigenze di propaganda. Comunque sia, mi sembra aberrante chiamare “lavoro” una guerra così terribile e spietata che miete decine di migliaia di vittime militari e, soprattutto, civili.
Così come strana e sconcertante appare la sua decisione di proseguire la guerra assunta alla vigilia del suo viaggio a Oslo dove andrà (10 dicembre p.v.) a ritirare il premio Nobel per la pace. Boh!

L’import italiano d’idrocarburi: un’eccessiva dipendenza da Russia e Libia.
Ma non divaghiamo, torniamo all’Italia, alla sua politica estera militarista e mercantilista che- come già detto- produce una doppia fregatura: gli alti costi delle missioni e un saldo sfavorevole dell’interscambio globale con i paesi del Medio oriente e dell’area mediterranea.
Particolare preoccupazione dovrebbero destare i dati concernenti l’import d’idrocarburi sempre più elevato (in valore) e concentrato in pochi paesi esportatori con alla testa la Russia di Putin (col 21,8%) seguita dalla Libia di Gheddafi (col 21,2%).
Insieme i due Paesi coprono il 43% dell’import italiano (dati 1° semestre 2009) e, forse, meglio spiegano il senso dell’attuale politica estera italiana.
Insomma, mentre prima la costante di ogni politica estera economica era la diversificazione degli approvvigionamenti, negli ultimi anni la lista dei fornitori si sta restringendo e modificando a favore di alcuni Paesi non propriamente affidabili sotto diversi profili.
Di questo passo, l’Italia rischia una dipendenza eccessiva da governi che, in caso di crisi, potrebbero esercitare pesanti condizionamenti sull’economia del nostro paese.
Quando si dice la sovranità!
Se, invece che di leggi ad personam, di prostitute, di trans e ruffiani, partiti e parlamento, e anche i media, si occupassero di questi problemi e d’altri consimili certamente avremo una rappresentazione più veritiera e pulsante della realtà drammatica che l’Italia sta vivendo.

Conflitto fra religioni: un’indegna mistificazione
La moschea, i minareti, i crocefissi, le nuove crociate leghiste…tutto è buono per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica, sempre più frastornata e impaurita, dai suoi problemi di vita e di lavoro a quelli presunti o comunque ingigantiti provocati, qua e là, dagli immigrati la cui colpa, forse, è quella di assicurare un importante contributo alla barcollante tenuta della nostra economia. In primo luogo di quella dei “territori leghisti”.
Il vero rischio che oggi corre l’Italia, specie in alcune aree, non è certo dovuto alla presenza degli immigrati, che certo va regolamentata, controllata e anche aiutata, ma, di più, a queste indecorose risse mediatiche, alle odiose campagne xenofobe scatenate, periodicamente, da certi politici che, per risultare credibili e utili, devono mostrare in tv la bava delle loro rabbiose provocazioni.
Alieni, gente estranea alla tradizione politica e culturale repubblicana che vorrebbero far passare un’immagine falsata, irriconoscibile dell’Italia: lacerata e impotente, e soprattutto egoista e timorosa del progresso. Anche se il momento è opaco, ciascuno di noi, nell’intimo, sa che l’Italia repubblicana non è stata, non è, come la si vuole, artatamente, rappresentare o costruire.
La gente è stanca di questa manfrina e desidera un cambiamento capace di recuperare e valorizzare tutte le risorse e le grandi potenzialità esistenti. Per riallinearsi all’Europa e per ridare speranze agli italiani e, in primo luogo, ai giovani i quali, però, dovrebbero darsi una mossa per non restare soggetti passivi di certa politica e conquistare un ruolo da protagonisti nell’opera immane di costruzione di un nuovo futuro. Del loro futuro.

Cristo non ha bisogno di nuovi crociati
Infine, qualche considerazione sull’ipocrita campagna sanfedista a difesa del “crocefisso” cavalcata da taluni politici e sindaci e presidenti provincia che vorrebbero imporlo nelle scuole e in tutti gli uffici pubblici, anche mediante la minaccia di multe salate e provvedimenti coercitivi.
Credo che la gente avrà capito il vero intento di cotanta, interessata premura. Tuttavia, è sempre utile richiamarne l’attenzione per non cadere nella manovra portata avanti da partiti e individui che hanno ben poco da spartire con quel Cristo che si pretende di difendere da chissà quali attacchi. Anche il clero cattolico, pur difendendo legittimamente i suoi valori e simboli, ritengo abbia ben compreso il fine di questa rumorosa “improvvisata” e non farà trascinare la Chiesa nell’anacronistica diatriba.
Anzi, prima o poi, potrebbe richiamare i troppo zelanti politici e amministratori a curarsi degli affari di loro pertinenza. Magari con più efficienza e onestà. Sarebbe, infatti, molto imbarazzante che il crocefisso fosse difeso da gente che lo calpesta ogni giorno, trasgredendo gli insegnamenti del Cristo dei vangeli per ubbidire agli istinti del potere. La figura del Cristo è universalmente accettata e comunque rispettata, anche da noi non credenti. Non c’è, davvero, bisogno d’imporla d’autorità, a colpi di multe. Specie in un Paese dove vige una Costituzione laica e tollerante.

Se un non-credente s’impegna per far costruire un luogo di culto
Chiudo con un aneddoto, con fatto capitatomi a margine della vicenda della moschea di Roma alla cui realizzazione contribuì, soprattutto sul piano dell’iniziativa politica e parlamentare, la nostra Associazione italo - araba, composta dai rappresentanti dei tre principali partiti (Dc, Pci, Psi) e più volta presieduta dall’ex ministro dc Virginio Rognoni.
In questa come in altre importanti vicende, l’associazione svolse una funzione politico/diplomatica parallela a quella del governo e dei partiti che rappresentava.
Un giorno fui invitato per un colloquio dal principe Abdelghassem Amini, un aristocratico afghano, persona di fiducia dei sauditi e, in quanto tale, presidente del Centro culturale islamico d’Italia curatore del progetto della moschea.
Solitamente lo incontravo in delegazione o in qualche convegno. Quella volta m’invitò da solo.
Lo andai a trovare al Centro e dopo il caffè e un po’ di convenevoli, mi rivolse alcune domande a bruciapelo. “Lei è un deputato del Pci? ”- “Certamente”, risposi. “Perciò è un marxista?” – “Sicuro” “Voglio dire ateo?” “Si, sono ateo”.
Domande pleonastiche le sue (sapevo chi ero) che gli servivano a porre quella più impegnativa: “Allora –mi spieghi- perché un ateo, com’è lei si dichiara, si è tanto adoperato per consentire la realizzazione della moschea? “
Il principe non si capacitava di tanta (mia) incoerenza o forse immaginava i comunisti come orde di barbari dediti alla distruzione dei luoghi di culto.
Gli risposi che, in quanto comunista e cittadino di questa Repubblica, mi ero semplicemente adoperato per garantire ai lavoratori di religione islamica, come di altre, il diritto ad avere un luogo di raccoglimento e d’incontro. Esattamente come postula la nostra Costituzione per tutte le religioni, purché non s’ingeriscano nella politica e negli affari di Stato.
Il principe mi volle insignire di una medaglia e mi regalò un bellissimo esemplare del Corano che vergò con una dedica riconoscente: “All’on. Agostino Spataro…per tutto l’aiuto che ha dato all’Islam”. Insomma, c’eravamo capiti.

5 dicembre 2009

* Agostino Spataro è stato membro delle commissioni Esteri e Difesa della Camera dei Deputati. E’ direttore di “Informazioni dal Mediterraneo” (www.infomedi.it)








lunedì 14 dicembre 2009

Acqua pubblica parte 3. La Federazione della Sinistra risponde a Paolo Vizzì

di Vincenzo Lombardo
Federazione Sinistra Alternativa

"La critica tranciante ed assoluta ad ogni forma di destatalizzazione mi lascia per alcuni versi perplesso".
Dibattere credo che sia bene ed utile, falsare il pensiero altrui per dare forza ai propri argomenti non aiuta certo a costruire un percorso, non dico comune, ma almeno condivisibile.
"Ogni" forma di destatalizzazione?" E chi ne ha parlato? Io no di certo. Qua si sta parlando "solo" di acqua. E in questo campo non si possono avere tentennamenti. L'acqua è un bene comune vitale per l'umanità e non deve essere consentito a chicchesia di lucrare su questo bisogno primario.
Perchè un allaccio alla rete idrica, che si realizza ancora nei comuni a gestione pubblica con qualche decina di euro, schizza a 1.500 euro sotto la gestione di Girgenti Acque? Io ho la mia risposta e la fornisco in modo categorico, condiviso o no. Perchè l'acqua, a differenza della cravatta o della collana o anche dell'auto, è un bisogno primario essenziale di cui non puoi fare a meno, ed allora lo squalo ci si butta dentro per realizzare profitti, quanti più profitti possibile. Costi quel che costi dal punto di vista umano e sociale.
Sarà un caso che gli Stati Uniti, patria del liberismo e del mercato, mantengono l'acqua in mano pubblica? Verrebbe da dire che lì, anche gli squali hanno una coscienza (sanità a parte).
Altro discorso è l'inefficienza della gestione pubblica, specie dalle nostre parti. Qua scontiamo, tutti, il terrore di governare davvero i processi, specie se rischi di alienarti il favore elettorale.
In anni molto lontani, anni '80, un gruppo di malpensanti, fra i quali il sottoscritto, tenne un'assemblea popolare davanti la chiesa madre, nella quale si sosteneva la necessità di introdurre i contatori perché l'uso dell'acqua- allora scarsissima- fosse regolato in modo da far pagare poco o niente per la prima fascia, quella del minimo vitale, mentre la tariffa cresceva progressivamente, secondo lo spirito della costituzione, man mano che aumentavano i consumi. Parliamo del periodo in cui l'acqua veniva erogata per tre ore ogni 18/20 giorni. Il "popolo", spalleggiato dai benpensanti, poco ci mancò che ci lanciasse contro le mattonelle della piazza. Voglio dire che è sempre mancata una vera cultura del governo e la filosofia dominante è stata quella del "tirare a campare", il che può garantire consensi nell'immediato, ma crea i presupposti del disastro per le generazioni future. Abbiamo dispearto bisogno di cambiare cultura.
Chiuso questo capitolo e tornando all'attualità, apprezzo molto l'intervento di Aldo Virone che, tra l'altro, non ha avuto da ridire sul mio intervento. Come annunciato ho trasmesso oggi, prot.14359 del 14-12-2009 lo schema di delibera al Sindaco e al presidente del consiglio comunale e mi appresto a consegnarlo brevi manu anche ad Aldo Virone. Devo dire che la delibera non solo reclama la ripubblicizzazione del SII ma fornisce orientamenti di politica ambientale che punta ad una formazione dei cittadini mirata al risparmio idrico e alla drastica riduzione dell'utilizzo di acqua minerale, con benefici effetti per le tasche dei cittadini e per l'ambiente.
In ogni caso la battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua continuerà, deliberi o no il consiglio comunale in questo senso. E' in fase di costruzione un forum provinciale per la difesa dei beni comuni e della democrazia che dovrà anche intestarsi una serrata battaglia contro il ventilato progetto di costruzione di una centrale nucleare a Palma Montechiaro. A proposito: hanno in testa di realizzarla dentro l'aeroporto, visto che anche questo dovrebbe sorgere nella stessa zona?
Va bene che siamo nella terra di Pirandello, ma qua c'è un tale mix di tragico e di ridicolo che rischi di non capire più se stai assitendo ad una tragedia o ad una farsa.
Comunque sia, se non dovessimo vederci o leggerci, Buone Feste ad AdEst ed a tutti gli adestini.

domenica 13 dicembre 2009

PRIVATIZZARE?

Di Paolo Vizzì*
Ho letto attentamente quanto scritto da Enzo Lombardo e la relativa risposta di Aldo Virone.
Sostengo senza tentennamenti la posizione di Aldo sia personalmente che in rappresentanza dell'intero circolo PD di Raffadali. Aggiungo che quanto affermato da Aldo è frutto di un ragionamento che ha una sua ragione di essere e che presuppone chiaramente una condivisibile critica ad alcune posizioni più o meno manifeste che il PD, o parte di esso, ha avuto in passato in merito al sitema di gestione dei servizi essenziali (ACQUA E RIFIUTI) frutto della lungimiranza dell'allora maggioranza targara Cuffaro. Giustamente Aldo guarda oltre e noi con lui.
I presupposti del ragionamento di Enzo purtroppo non mi convincono del tutto. La critica tranciante ed assoluta ad ogni forma di destatalizzazione mi lascia per alcuni versi perplesso. L'idea di base che ha animato la politica del centrosinistra degli ultimi anni è stata più vicina al concetto di liberalizzazione che di privatizzazione anche se bisogna ammettere che in certi frangenti la seconda via abbia preso il sopravvento. Acqua passata, appunto. A titolo personale penso che, fermo il concetto di acqua come bene pubblico, non esista a priori un metodo di gestione migliore di un'altro. Mi spiego meglio: il bene pubblico, con le dovute regole, può essere gestito da un privato purchè questi sia chiamato a svolgere un servizio, non a guadagnare sul bene medesimo! Mi permetto di ricordare che la gestione pubblica dell'acqua in sicilia ha partorito in 40 o più anni: (ne cito alcuni) Voltano, favara di burgio, tre sorgenti , consorzi di bonifica vari ecc.. ecc.. ec... e questi non hanno fatto un gran servizio alla nostra regione.
Chiaramente, ripupplicizzando nessuno vuole tornare a quel sistema!
Ricordo pure che qualcosa si mosse quando fu mandato in Sicilia il generale Jucci, gratis, che in pochi mesi pose le basi per la risoluzione di tanti problemi, salvo essere subito mandato a casa.
La legge di istituzione degli ATO poi, non ha obbligato nessuno a privatizzare, si prometteva soltanto di razionalizzare un sistema assurdo. Quindi ben venga qualsiasi soluzione purchè ragionata e lontata dalle logiche di spartizione del potere.
Un saluto
* P.V. è vice coordinatore del PD di Raffadali

sabato 12 dicembre 2009

Lettera Aperta sull'Acqua pubblica. Risponde Aldo Virone

Condivido le preoccupazioni di Enzo Lombardo. Non posso non essere d'accordo sul principio e sulle finalità di una campagna per la "pubblicità" dell'acqua e per l'inalienabile diritto del libero accesso alla vitale e fondamentale risorsa.
Auspico, aldilà di quella che viene definita una manifestazione populista anti berlusconi, che su temi di sopravvivenza, vi sia una presa di posizione decisa e senza condizionamenti nepotistico-clientelari. Pur non avendo curato personalmente il manifesto affisso, ho il dovere di farlo mio poichè appartengo a quel partito, tuttavia non ritengo di dover pagare il fio di colpe che non ho. Se errare è umano vi è la possibilità di non essere diabolici e rimediare a errori di prospettiva; se solo gli stupidi non cambiano idea credo che abbiamo tutti la possibilità di dimostrare di non essere tali e creare le condizioni per dimostrare che su certi temi non possono esserci compromessi in danno delle presenti e future generazioni e a vantaggio di pochi "privilegiati". Resto in attesa dello schema di delibera per potermi raccordare con Enzo e intestare alla collettività una battaglia di civiltà senza colore.

Aldo Virone
Pd Capogruppo Opposizione Raffadali

Acqua pubblica..Lettera aperta

Lettera aperta al Sindaco di Raffadali e
Ai consiglieri comunali del PD

Egregio Signor Sindaco, Signori consiglieri, Permettetemi di rivolgermi a Voi in modo non riservato perché intendo sottoporvi una questione che ha rilevanza pubblica e, pertanto, mi pare opportuno che i cittadini vengano messi a conoscenza di quanto sto per sottoporvi. Lei, signor Sindaco, in un colloquio informale durante il quale si parlava della privatizzazione dell´acqua, prima della consegna degli impianti alla società privata aggiudicataria di una gara mai svoltasi, visto che essa era l´ unica concorrente, così come è avvenuto in tutta la Sicilia- Accordi spartitori
fra mafiosi?- ha sostenuto che non era d´accordo con Panepinto, il quale sosteneva la gestione "in house", cioè gestione pubblico-privata, con prevalenza del pubblico. Lei sosteneva, invece, che la gestione deve essere interamente pubblica. Un pò stupito di questa sua posizione, visto che la privatizzazione l'aveva realizzata suo fratello, dissi che ero perfettamente d´ accordo con Lei. Lei è andato oltre ed ha proposto una raccolta di firme a favore della ripubblicizzazione. Poi è andata come si sa. Lei è stato uno dei primi a consegnare gli impianti a Girgenti Acque, adducendo la scusa che "non si voleva fare arrestare". A parte il fatto che farsi arrestare per una causa nobile potrebbe essere motivo di orgoglio, la storia ha dimostrato che nessuno dei sindaci che ha resistito all´atto d´imperio dei commissari nominati dall´ allora presidente della regione è stato arrestato. Non solo. La loro resistenza, unita a quella di tanti cittadini, ha portato la regione a prorogare la consegna degli impianti ai privati in un primo tempo al 31 dicembre 2009, ed in seguito ad altre resistenze, al 31 marzo 2010. Nel frattempo, come saprà, è stata presentata alla regione un disegno di legge che ripubblicizza il servizio idrico integrato.Come Lei saprà, i capi gruppo di tutti i partiti si sono detti, a parole, a favore di questa legge. Nel frattempo si stanno organizzando in tutta la Sicilia forum provinciali per contrastare il disegno criminale di sottrarre l´acqua all´uso pubblico per farne oggetto di merce e fonte di profitti. Le risulterà che anche esponenti
del cattolicesimo più cristiano, come padre Alex Zanotelli, nonché lo stesso Papa, hanno ribadito la indisponibilità dell´acqua a fini di profitto. Spero che Lei voglia condividere queste autorevoli voci. Con questa convinzione invio a Lei, e con altre motivazioni ai consiglieri comunali del PD, uno schema di delibera .che non solo sancisce il carattere pubblico e inalienabile dell´acqua, ma fissa anche dei criteri miranti al risparmio e ad un uso sociale del prezioso liquido. Ai signori consiglieri comunali del PD voglio esprimere la sorpresa e la meraviglia per avere visto affisso nelle strade della città un manifesto, addirittura provinciale, con il quale si rivendica il carattere pubblico dell´acqua e si accusa il governo Berlusconi di averle ceduta ai privati. La meraviglia nasce da un canto dal fatto che da sempre la dirigenza nazionale del PD-anche quando si chiamava DS- si è vantata di avere fatto in Italia più privatizzazioni di quante ne avesse fatto il governo Blair in Inghilterra, dall´altro dalla pubblicazione su Internet e nei giornali di una lettera accorata e sdegnata di Padre Alex Zanotelli, dell´agosto 2008, all´allora segretario del PD Veltroni, nella quale il missionario comboniano rimproverava al PD il fatto che esso aveva votato col centro destra per la
privatizzazione dell´acqua, salvo il fatto che esso si era opposto alla possibilità che l´affidamento fosse fatto a trattativa diretta quando il gestore fosse una società a prevalente capitale pubblico, per cui alla fine sembrò che il PD votò contro. Ma io sono memore anche di una mozione del 2001, primo firmatario l´appena ex presidente della regione Capodicasa, che sollecitava il governo regionale ad accelerare i tempi della privatizzazione. Naturalmente sappiamo il perché. l´Enna acque di Crisafulli docet.Con questo retroterra di atti politici messi in campo credo conveniate che la meraviglia per quel manifesto non è infondata.Tuttavia, poiché le vie del Signore sono infinite e una illuminazione sulla via di Damasco è sempre possibile voglio credere, anche se con difficoltà, che quel manifesto sia autentico e non espressione di una campagna propagandistica contro Berlusconi, come pare abbia detto un consigliere comunale del vostro gruppo. Ragion per cui invio anche a voi, tramite il capogruppo, lo schema di delibera di cui sopra con la speranza che tra il dire e il fare non ci sia il mare. Preannuncio, anzi, la volontà di una collaborazione disinteressata se voi
fate per oggi e per domani del tema della ripubblicizzazione dell´acqua un punto non negoziabile del vostro attuale e futuro programma amministrativo.

Cordialmente

Vincenzo Lombardo- Federazione della sinistra provincia di Agrigento .

mercoledì 9 dicembre 2009

UN AIUTO AI PIU' PICCOLI



SEGNALIAMO CHE
PER TUTTO IL MESE DI DICEMBRE, PRESSO L'ORATORIO DI VIA NAZIONALE,
SARA' APERTO UN MERCATINO DI BENEFICIENZA PER LA RACCOLTA DI FONDI
IN AIUTO DELLE POPOLAZIONI DELL'AFRICA CENTRALE.
AD EST SOSTIENE QUESTA IMPORTANTE INIZIATIVA ED INVITA TUTTI I CITTADINI A DARE IL PROPRIO CONTRIBUTO

lunedì 7 dicembre 2009

Il No Berlusconi Day a Parigi.

Il No Berlusconi Day da Parigi visto dall'inviata di Ad Est Marianna Alberti. Per leggerlo http://www.articolo21.org/6249/editoriale/il-viola-va-di-moda-a-parigi.html

Nella foto.. Floris D'Arcais