mercoledì 30 maggio 2012

Mafia, pg chiede 13 anni di reclusione per l’ex governatore siciliano Cuffaro

Il politico in primo grado era stato prosciolto con la formula del «ne bis in idem». Il verdetto fu poi impugnato



PALERMO - Il procuratore generale Luigi Patronaggio ha chiesto la condanna a 13 anni di reclusione, in continuazione, dell'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro accusato di concorso in associazione mafiosa. In primo grado il politico, che sconta una condanna definitiva a 7 anni per favoreggiamento aggravato alla mafia, era stato prosciolto con la formula del non doversi procedere per ne bis in idem. Il verdetto fu impugnato. Pochi giorni fa, iniziando la sua la requisitoria, il pg disse che «Cuffaro avvantaggiò il mandamento mafioso di Brancaccio, la famiglia mafiosa di Villabate e concretamente gli interessi di Cosa nostra e di Bernardo Provenzano nella sanità attraverso Michele Aiello».
L’INTERCETTAZIONE - Il pg, inoltre, lesse in aula una intercettazione ambientale, finora inedita, che risale all'8 ottobre del '98. Ad essere intercettato è il capo del mandamento di Caccamo, Giorgio Liberto, arrestato nel 2009 e ritenuto erede del boss Nino Giuffrè. Liberto avrebbe detto ai suoi interlocutori di non preoccuparsi più di tanto: «Non c'è problema c'è Cupparo». Secondo il magistrato si tratterebbe di Salvatore Cuffaro «ma il nome è stato trascritto male», motivo per cui quest'intercettazione non è emersa prima. Le parole del mafioso, per la pubblica accusa, starebbero a significare che già nel '98 Cuffaro era un punto di riferimento per Cosa Nostra.
LE ACCUSE - Nella sua requisitoria, il Pg ha aggiunto: «Il tradimento di Cuffaro, uomo delle istituzioni, ai danni dello Stato è di una gravità inaudita. L'ex governatore non era uno sprovveduto e il suo apporto a Cosa nostra fu volontario e consapevole. In primo grado - ha aggiunto - la procura ha chiesto 10 anni, ma visto che la giustizia non deve accanirsi e deve tenere conto dell'umanità della pena io chiedo 13 anni in continuazione con la precedente condanna». Patronaggio ha tentato di smontare l'immagine ingenua di un «Cuffaro vasa-vasa» (bacia-bacia ndr), cioè amico di tutti, perchè «quando baciava a volte baciava assassini», ha detto. Secondo il magistrato, che ha criticato il proscioglimento per ne bis in idem, nel processo per concorso esterno sono emersi fatti nuovi che sarebbe stato ancor più facile provare «se ci fosse stato consentito di sentire il pentito Stefano Lo Verso». La Corte d'appello ha, invece, bocciato l'istanza dell'accusa di ascoltare il nuovo collaboratore di giustizia che, secondo il magistrato, avrebbe riscontrato le dichiarazioni di altri pentiti come Francesco Campanella. «Cuffaro - ha aggiunto il pg - ha divulgato notizie riservate per agevolare l'esistenza di Cosa nostra, per evitare la cattura di boss come Provenzano e Messina Denaro, per permettere alla cosca di Villabate di sottrarsi alle indagini».
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P.s dispiace solo che qualcuno dei suoi complici e amici si sia venuto a nascondere a sinistra..e dispiace che qualcuno glielo abbia permesso..(N.d.R)

sabato 26 maggio 2012

Dove vincono gli antimafiosi..


Barcellona PG. Nella città dei padrini stravincono gli antimafiosi
di Antonio Mazzeo

Elezioni in una piccola e tosta città di mafia. Città di vecchi padripadroni, che o stanno con la mafia o non osano andarle contro. Se avessero potuto votare soltanto loro...

Solo un paio di anni fa sarebbe stato pressoché impossibile avvicinarsi all’onnipotente Senatore nel suo giro per i seggi. Cortigiani, clienti, vassalli e galoppini a spintonarsi per una pacca sulle spalle o una stretta di mano, la promessa d’intercessione contro l’inferno della miseria e della disoccupazione. Ogni volta gli stessi riti, gli stessi bagni di folla.
Lunedì 21 maggio, ore 12,30, di fronte al Municipio del Longano, la scena è differente. Manca poco e niente allo sfoglio dei voti per la scelta del nuovo sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto e Domenico “Mimmo” Nania discute pacatamente con Santino Catalano, già deputato regionale in quota Pid, dichiarato decaduto perché incandidabile per una pregressa condannata patteggiata. Accanto ci sono solo altre due persone. Più in là una volante della Polizia a monitorare l’ingresso di una scuola sede elettorale. Un senso di solitudine, presagio del tramonto di un’era. Tre ore più tardi la città-palude della legalità, la città-fortezza dei poteri forti e della borghesia massomafiosa sarà investita da un desiderio collettivo di rottura e cambiamento. Col 61,3% dei consensi e 13.664 voti, Maria Teresa Collica, 42 anni, ricercatrice universitaria e presidente di Città Aperta, spezza dieci anni di predominio della destra estrema e moderata. Candidata di una coalizione di associazioni di volontariato, Prc, Sel, Socialisti e Idv, sembrava la vittima sacrificale per provare a strappare almeno un consigliere comunale al partito unico dei nania boys. Invece, a sorpresa, la Collica ha sbaragliato prima i concorrenti delle primarie del centrosinistra (snobbate dal Pd), poi, al primo turno, si è piazzata poco dietro il candidato unto dal signor-senatore, Rosario Catalfamo.
Al ballottaggio lo Tsunami. Poi il corteo gioioso per il centro e le tristissime periferie barcellonesi di centinaia di ragazze e ragazzi, studenti universitari e mariateresa football-fans, i commercianti mosche bianche dell’antiracket, l’antimafia sociale, due suore e gli scout cattolici, i dirigenti dei partiti sostenitori, gli animatori dei circoli culturali out. La Barcellona che sogna ancora a colori, che vuole rinnovare e rinnovarsi, che chiede spazi di agibilità democratica ed espressione, centri di aggregazione e socializzazione. Che se la sente di sfidare i controlli criminali del territorio e l’esercizio mafioso del potere pubblico e privato. Che è stanca di pensare al Longano come lo Stato N (Nania) e a tripla C: la C di Cattafi (Rosario), l’avvocato superboss in odor di servizi segreti; la C di Cassata (Franco), il procuratore generale di Messina sotto processo a Reggio Calabria per diffamazione pluriaggravata; la C di Corda Fratres, il sodalizio paramassonico scuola e officina dell’intellighenzia e dei potentati locali. Quella Corda creatura del magistrato Cassata, a cui ha aderito sino a qualche anno fa la stessa neosindaca e in cui continuerebbero a militare più di uno degli assessori designati.
La prima a parlare di influenze cordafratrine per spiegare il successo della Collica è stata l’on. Sonia Alfano, precipitatasi a Barcellona alla vigilia del primo turno in compagnia del senatore lombardiano Beppe Lumia (Pd), per presentare la neo costituita Commissione europarlamentare antimafia. Dopo la pubblicazione dei nomi degli aspiranti membri di Giunta, l’Alfano ha emesso una nota al veleno. “L’ufficializzazione della zavorra cassatiana sulla candidatura di Maria Teresa Collica traspare con l’indicazione ad assessore dell’avvocato David Bongiovanni, legittimamente difensore di mafiosi di buon calibro”, scrive l’europarlamentare. “Spetterebbe alla Collica relegare Cassata e il circolo Corda Fratres (che, nel frattempo, a Mazzarrà S. Andrea è riuscito a ottenere l’elezione del sindaco Bucolo, sotto l’egida del padre padrone della discarica della mafia, Pino Innocenti) in un tristo passato anziché radunarli fra i propri sostenitori”.
“Nessuno dei membri della nuova amministrazione di Barcellona è espressione della Corda Fratres o è mai stato indicato dai vertici dell’associazione”, afferma Maria Teresa Collica. “Ho scelto Bongiovanni in assoluta autonomia e indipendenza per le sue qualità professionali. Lo stesso vale per la professoressa Lina Panella, figlia di uno dei co-fondatori della Corda Fratres. Noi guardiamo esclusivamente alle capacità personali e alle rispettive competenze. E oltre agli assessori conteremo su uno staff di esperti che gratuitamente si sono messi a disposizione a beneficio della città”.
Stando ai denigratori e ai cultori del sospetto, cassatiani e cordafratrini si sarebbero mobilitati in blocco per consentire alla Collica la conquista di Palazzo Longano. Alla vigilia delle primarie del centrosinistra, “su iniziativa esclusivamente personale”, il direttore dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG), Nunziante Rosania, si sarebbe incontrato con “l’amico” Franco Cassata per caldeggiare la giovane assistente universitaria. “Si è trattato di un mero scambio di valutazioni su quella che ho sempre considerato un’importante opportunità di cambiamento politico a Barcellona”, ha spiegato il Rosania ad alcuni attivisti di Città Aperta.
“Quell’incontro è avvenuto a totale mia insaputa”, replica Maria Teresa Collica. “Appena ne sono venuta a conoscenza, ho manifestato le mie perplessità sull’iniziativa, anche se so essere stata fatta dal dottore Rosania in totale buona fede. Ho detto che si trattava di una scelta infelice che poteva rilevarsi un boomerang per tutti noi. Dopo che sono emersi in sede giudiziaria alcuni particolari sulla figura del giudice Cassata, per continuare a portare aventi certe battaglie in campo politico e sociale, ho ritenuto doveroso allontanarmi dal suo entourage e da quello della Corda Fratres. Perché aldilà di eventuali responsabilità che devono essere accertate dalla magistratura, ritengo che i rapporti personali debbano basarsi su nette valutazioni di opportunità”.
La vicenda ha avuto un eco doloroso all’interno di Città Aperta. Due dei suoi co-fondatori hanno deciso di prendere le distanze dalla Collica, arrivando perfino ad accusare il suo progetto di trasformismo. “Questo nuovo non mi piace”, scrive la professoressa Patrizia Zangla. “Con la vostra condotta consentite ai gattopardi, da cui vi fate manipolare, di adagiarsi sornioni e guardare compiaciuti il sistema messo a punto. Guardano le pedine che muovono sulla scacchiera. Il re e la regina, il fante… Siete dei tracotanti del potere. Persino quando rispondete alle critiche vince il pensiero omologato, questi i vostri argomenti: fangoinvidiaabiura alle proprie idee politiche. Siete antidemocratici: o con voi o contro di voi”.
Accuse fermamente respinte dalla sindaca che ricorda invece come l’intero programma della coalizione, i contenuti e le iniziative della campagna elettorale siano stati costruiti dal basso con tutti gli aderenti e i sostenitori di Voltare pagina. “Tutti insieme abbiamo deciso di rifiutare apparentamenti o accordi con le coalizioni dei candidati sconfitti al primo turno”, spiega Collica. “Non lo abbiamo fatto certo per superbia, ma perché con la gente abbiamo capito che queste scelte non sarebbero state assolutamente comprese e apprezzate. E anche questi sono processi di costruzione della democrazia dal basso…”.
Digeriti i colpi e archiviato lo storico successo, i compiti e le difficoltà da affrontare appaiono veramente enormi per la nuova amministrazione. Si teme innanzitutto che spulciando tra le carte e le delibere della ex giunta Nania vengano alla luce buchi di bilancio insostenibili. C’è poi il fuoco di sbarramento dei consiglieri comunali, in buona parte eletti nelle liste anti-Collica. Riconoscendo sportivamente il tracollo, il Senatore ha però inviato segnali di disponibilità al dialogo, prontamente raccolti dalla sindaca. “Confido nel ricambio generazionale del Consiglio che può favorire l’ingresso di nuove energie”, afferma la Collica. “Cercherò di volta in volta il consenso sulle singole determinazioni e paleserò il risultato del voto in modo che i barcellonesi sappiano se i consiglieri rispondono agli interessi della città o a quelli personali”.
L’impegno alla pubblicità e alla trasparenza potrebbe però non bastare ad evitare tra meno di un mese che il governo Monti risponda favorevolmente alla richiesta di scioglimento per mafia degli organi elettivi e di azzeramento della macchina burocratica amministrativa, fatta prima del voto dalla Prefettura di Messina. La ri-elezione in questa tornata di undici consiglieri che sostenevano la giunta Nania potrebbe infatti pesare a favore del commissariamento di Palazzo Longano.
“Abbiamo scelto di non apparentarci con nessuno proprio perché fosse chiaro che siamo del tutto sganciati dall’amministrazione uscente”, spiega Maria Teresa Collica. “Riteniamo questa l’unica strada per tentare di evitare lo scioglimento che avrebbe senso solo se ci fosse una palese continuità o contiguità con essa. Cosa diversa è la macchina amministrativa. Abbiamo già annunciato una riorganizzazione degli uffici comunali che dovrà tenere conto delle inchieste giudiziarie in atto. Purtroppo esiste il cosiddetto patto di stabilità che non permette nuove assunzioni. Così per avere unturn over a livello dirigenziale bisognerà attendere i pensionamenti”.  
La nuova giunta eredita poi tutto il peso del devastante progetto di realizzazione di un megaparco commerciale di oltre 19 ettari in contrada Siena, un’operazione ordita dal pluripregiudicato Rosario Cattafi. L’ispezione prefettizia sulle presunte infiltrazioni criminali nella vita amministrativa di Barcellona Pozzo di Gotto aveva preso spunto da questa vicenda, a seguito dagli esposti firmati proprio da Città Aperta e dall’Associazione antimafie “Rita Atria”. “Personalmente continuo ad essere del tutto contraria a questa scelta anche per motivi di ordine economico e sociale”, afferma Maria Teresa Collica. “Senza più Cattafi a capo dell’operazione, ritengo che la città tutta vada coinvolta sull’opportunità di una simile realizzazione. Il coinvolgimento diretto dei cittadini sarà il modo con cui vogliamo amministrare”.
La nuova amministrazione di Barcellona è fatta innanzitutto dell’entusiasmo dei giovani volontari che la liberarono in autunno dai fiumi di fango che l’avevano sommersa. Ma vede anche aleggiare alcuni fantasmi ingombranti, desiderosi di riciclare la propria immagine e deviare magari il corso degli eventi. Uno di essi, l’on. Dino Madaudo, già sottosegretario Psdi alla difesa e frequentatore del Cattafi al tempo delle sue spericolate operazioni nel gran mercato delle armi da guerra (1992-93), ha avuto l’ardire di presentarsi nel Longano e offrire il suo supporto al progetto Collica. La grande scommessa è se quei fantasmi saranno respinti, ostacolati, sconfitti. O se almeno ci sarà la volontà di farlo, sino in fondo. La fine dell’era Nania è un’occasione storica, unica, per trasformare il tessuto sociale barcellonese. Maria Teresa e gli assessori non possono né devono sprecarla.

Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, n. 5, maggio 2012

mercoledì 23 maggio 2012

Un soffio di vento

Ogni giorno, per la strada, in tutta Italia, con i ragazzi a seguire il tuo insegnamento...20 anni dopo noi ti onoriamo così..gli altri ti commemorano...

AdEst per Giovanni Falcone, Francesca Morvillo Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

giovedì 17 maggio 2012

10 anni dopo....


GIACOMO DI BENEDETTO NIPOTE DEI PARTIGIANI SALVATORE DI BENEDETTO E VITTORIA GIUNTI E' IL NUOVO SINDACO DI RAFADALI.
SILVIO CUFFARO FRATELLO DEL CONDANNATO PER FAVOREGGIAMENTO ESTERNO ALLA MAFIA SALVATORE CUFFARO GLI CEDE LA FASCIA.

DOPO 10 ANNI E CON LA NOSTRA RINOMATA FINEZZA SALUTIAMO CUFFARO CON UN SOAVE.......
 N'DO CULU!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 

martedì 15 maggio 2012

Lavori in corso...

Cari lettori, negli ultimi giorni avete visto il blog quasi totalmente "immobile". Niente paura!!! Stiamo solamente finendo alcuni lavori che metteremo on line nei prossimi giorni: 
il nuovo numero di AdEst, dedicato all'ultima tornata elettorale;
il nuovo Dossier sulle mafie in Emilia Romagna realizzato in sinergia tra alcune associazioni, tra cui AdEst, e l'università di Bologna;
Le nuove tappe di "storia di ordinaria "Resistenza";
e altri nuovi progetti editoriali e sociali.
Vi chiediamo un minimo di pazienza...siamo umani anche noi!!!


Ripartono i Forconi: il 28 maggio nuovo fermo dell'autotrasporto.

di Nino Vizzì

Il prossimo lunedì 28 maggio le associazioni di categoria hanno proclamato un nuovo fermo dell’autotrasporto. 
Ci rivolgiamo agli imprenditori, ai commercianti, agli studenti ed a tutti i cittadini: il fermo dei servizi dell’autotrasporto non è un danno alla nostra economia o al popolo siciliano. Il trasporto si ferma per il bene di tutti.

Ma i trasportatori non possono lottare da soli, perché le rivoluzioni partono dal popolo e non dalle Categorie.
Questo movimento insieme a tutti i comitati spontanei siciliani, anche a costo di lunghe battaglie, pretende di portare la Nostra Regione a liberarsi da tutti questi individui osceni ed infami che stanno distruggendo i sacrifici di una vita, lasciando i nostri figli senza alcun futuro.

Vi invitiamo dunque a partecipare, a dimostrare il disagio e la paura a cui questa condizione ci costringe, a battervi per poter riconquistare il futuro, a credere che solo l’unione e la determinazione possano essere l’arma per riappropriarci della dignità che ci è stata negata. Uniamoci tutti per dire basta a questa orda di suicidi, sebbene non esistano rivoluzioni senza vittime.

Uniamoci tutti per dire basta alla rassegnazione, riconquistiamo la nostra libertà, senza alcun compromesso con quei ladri e parassiti che vivono sulle nostre disgrazie. Libertà di vivere o di morire per il Popolo Siciliano.

sabato 12 maggio 2012

Proclamati i vincitori del primo premio nazionale “Gruppo dello Zuccherificio” per il giornalismo di inchiesta - AdEst in giuria

di Giorgio Santelli
Ieri sera, 11 maggio 2012, la giuria presieduta da Loris Mazzetti e composta da Carla Baroncelli, Gaetano Alessi, Giorgio Santelli, Giovanna Pasi, Pierluigi Senatore, ha decretato i vincitori del primo premio nazionale “Gruppo Dello Zuccherificio” per il giornalismo d’inchiesta. E’ successo a Conselice, la città che ospita l’unico monumento italiano alla libertà di espressione. 66 le inchieste provenienti da tutta Italia.
Due le categorie definite dal “Gruppo dello Zuccherificio” . Per quanto riguarda la categoria dei “Giovani”, sotto i 35 la giuria ha proclamato vincitori
- Primo premio: GIULIA BONDI (Galatea)
- Secondo premio: RAFFAELLA COSENTINO (Repubblica.it)
Per la categoria “Regione Emilia Romagna”:
- Primo premio: MICHELE AZZU (Espresso.it)
- Secondo premio: VINCENZO MALARA (Qui)
La giuria ha inoltre voluto dedicare una Menzione Speciale a FRANCESCO RUTA, giornalista ventenne estendendola alla sua redazione, quella de IL CLANDESTINO.
Infine il premio Honoris Causa per la carriera e la passione con la quale si è dedicato al giornalismo d’inchiesta sarà consegnato a RINO GIACALONE.  A lungo corrispondente da Trapani per La Sicilia, è una delle penne più graffianti del giornalismo siciliano. Ha collaborato e collabora con il mensile di Libera “Narcomafie”, sul sito Libera Informazione. Preparato e inflessibile nel raccontare le vicende di mafia del trapanese.  Giornalista scomodo, talmente scomodo da essere allontanato dalla testata Siciliana per cui lavorava. Oggi è anche uno dei blogger del Fatto Quotidiano  e anche attrraverso quel giornale continua a raccontare la mafia Trapanese, la ricerca di Matteo Messina Denaro, gli affari tra mafia e politica corrotta di quel territorio. Perchè nel Trapanese la mafia è come la corrente elettrica. Non si vede ma uccide.
La premiazione ufficiale con la presentazione delle inchieste e assegnazione del premio sarà effettuata domenica 27 maggio a Ravenna durante la serata conclusiva del “Grido della Farfalla” il meeting della libera informazione organizzato sempre dal Gruppo dello Zuccherificio.
Ma a Conselice, dopo la proclamazione dei vincitori, si è parlato di libertà di informazione. La giuria del premio si è confrontata in una tavola rotonda di fronte ai cittadini che avevano riempito la sala consiliare del Comune. Unica nota stonata della serata, proprio il monumento alla libertà di informazione e alla stampa clandestina.
La famosa pedalina, ovvero la stampatrice a pedale di fattura ottocentesca che è il cuore del monumento, aveva una piazza tutta per sè.  La vecchia macchina da stampa utilizzata dagli stampatori clandestini, che durante la lotta di Liberazione lavoravano ininterrottamente per stampare  fogli di libertà come Il Garibaldino, il Combattente, L’Unità, L’Avanti, La Voce repubblicana, Terra e Lavoro, La Scintilla, Noi Donne, non è più sola in quella piazza. La macchina che sotto terra produceva una copia ogni sei pedalate di volantini e manifesti utili alla logistica della guerra di Liberazione, non è più sola con le bandiere italiane, con i ricordi delle staffette partigiane. A fianco della pedalina, a tre metri non di più è sbocciata una Coop. Un negozio tecnologicamente avanzato. Anzi, il più avanzato d’Europa. Energia solare per farla funzionare, risparmio energetico, acqua filtrata libera per i cittadini. Ma pur sempre una Coop, un negozio, un commercio. Per carità, sarà pur sempre una Coop rossa, una delle conquiste di libertà. Ma sempre di commercio si tratta. Onestamente questo binomio l’avrei evitato!

martedì 8 maggio 2012

AMMINISTRATIVE 2012

GIACOMO DI BENEDETTO E' STATO ELETTO SINDACO DI RAFFADALI

LA COALIZIONE CHE LO SOSTIENE HA AVUTO IL PREMIO DI MAGGIORANZA
CHE GLI CONSENTE DI AVERE 12/20 DEL CONSIGLIO COMUNALE

SCONFITTO IL SODALIZIO CUFFARO/LA PORTA

RAFFADALI CAMBIA PAGINA

sabato 5 maggio 2012

Un voto con la schiena dritta e la testa alta.

Quando dieci anni fa siamo nati, nessuno avrebbe scommesso un centesimo che saremmo sopravvissuti allo scontro contro la famiglia Cuffaro, tanto loro erano potenti e noi invece piccoli. Due lustri dopo, siamo ancora nelle vostre case mentre il nostro avversario ha visto la sua fine il 22 gennaio del 2011. Siamo ancora con voi perché in solitudine abbiamo rappresentato il meglio della cultura raffadalese, in termini di lotta, professionalità e passione. Insieme a noi i giovani hanno conosciuto l’entusiasmo di tenere la schiena dritta e la testa alta, le donne la loro importanza nella società e gli anziani il loro essere portatori di valori e di storia. Grazie a questo, negli anni ci avete sostenuto, aiutato, confortato, spinto oltre. Ora che la storia del cuffarismo è finita e si apre un altro periodo storico, torniamo a chiedere il vostro sostegno. Siamo in un periodo ambiguo, di cambiamento, dove tutto si confonde e in questo contesto serve chiarezza. Noi da sempre siamo dalla stessa parte, coerenti con noi stessi e rispettosi della nostra storia. Uomini liberi che non si sono mai venduti pagando spesso un prezzo altissimo. Per questo oggi possiamo chiedere il vostro sostegno. Eleggere un consigliere comunale di AdEst è garantire al popolo di Raffadali una finestra aperta sull’attività amministrativa. E’ garantire dignità, trasparenza, onestà e un pizzico di follia. E’ garantire che le vostre idee arrivino diritte al posto di comando perché noi abbiamo un solo padrone: voi.
Da dieci anni ci ospitate nelle vostre case e sapete che le nostre promesse le abbiamo sempre mantenute.
Paolo Vizzì rappresenta la storia di AdEst sin dal 2003. Votarlo vuol dire votare ognuno di noi.
Più sostegno avremo più forti saranno le nostre idee e le vostre richieste.
Non abbiamo né padrini né padroni. Siamo figli del popolo e a ciascuno di voi chiediamo un voto libero, un voto con la schiena dritta, un voto a testa alta!